IL CALENDARIO DELL’ECOMUSEO

Con questo progetto vi accompagneremo tutto l’anno e, seguendo il calendario, vi ricorderemo modi di dire, usanze e riccorenze che scandiscono lo scorrere del tempo secondo la tradizione dei nostri territori! E ovviamente, aspettiamo anche il vostro contributo per arricchire l’anno di ricordi condivisi!

GENNAIO

1 GENNAIO:

“Bon dì, bon ano, la bon a man a mì”
Con questa frase, da tradizione, la mattina di Capodanno tutti i bambini salutano i parenti augurando loro buon anno e con la speranza di ricevere in cambio qualche soldino…perchè si sà, chi ben comincia…

17 GENNAIO si ricorda sant’Antonio Abate o anche “Sant’Antoni dal porcheto”

Per i paesi situati nella zona a valle della Valsugana e quindi poco esposti al sole, come Castelnuovo, il proverbio ci ricorda che “de Sant’Antóni el sole pasa i cogni”. I giorni si allungano, tanto che il sole supera “cogni”, da considerare come le “piramidi” di cima 11 e 12 o dell’Ortigara e raggiunge finalmente la piazza di Castelnuovo!
A Telve, ci ricordano anche che “a sant’Antoni el sole el sèra i cogni” intendendo che le giornate molto fredde impediscono perfino di spaccare la legna.
Infine a Telve di Sopra, nonna Domenica Trentin riporta la rima “Sant’Antonio abate protetor de le zavate”.
Certo è che quella di sant’Antonio, protettore degli animali, era una ricorrenza molto sentita da tutta la popolazione. In tutte le stalle c’era almeno una bestia che forniva alla numerose famiglie di un tempo gran parte del sostentamento (latte, carne, uova). L’animale era essenziale. Se moriva era una disgrazia, la famiglia rimaneva senza cibo. In tutte le stalle c’era l’immagine del santo, a protezione degli animali che vi abitavano.
Aldo Agostini ci ricorda che un tempo tutti i contadini e i paesani da Telve di Sopra andavano a messa, solitamente a Telve a mezzogiorno, con i propri animali per farli benedire. La piazza era quindi piena di galline, cani, pecore, mucche e buoi. C’era anche qualche “malghero” che portava con sé tutte le mucche. Ultimamente questa tradizione di portare tutti gli animali è andata persa. Oggi il giorno di San Antonio si porta invece un po’ di sale a messa per farlo benedire.
A Torcegno, nonno Guido Palù ci racconta che la messa veniva celebrata alle 5.30 del mattino. Come tutte le mattine, veniva cantata in latino da 3 ragazzi (ai piedi portavano le dambre). Era una messa molto sentita, la chiesa era sempre affollata. Il 17 gennaio il sacerdote ancora oggi va nelle stalle per benedire gli animali. La benedizione del sale per gli animali è un’usanza iniziata negli anni ’60, prima era un bene troppo prezioso.
Nel passato il prete era accompagnato dal “monego” il quale lo aiutava nel portare le uova che la gente offriva. Venivano preparate su un piatto e i pochi che ne avevano la possibilità facevano anche un’offerta in denaro che veniva messa nel piatto assieme alle uova. Un divertente aneddoto riguarda la disavventura del parroco che un anno mentre scendeva con il “monego” dai Costi e dai Berti dopo la benedizione inciampò, cadde e ruppe tutte le uova.
Il 17 gennaio tutta la popolazione, anche se era molto povera, andava a comperare i “bigoli” e un cucchiaio di conserva (i pomodori vengono coltivati dagli anni ’60). Quella poca conserva veniva mescolata in un mezzo bicchiere di acqua, e serviva da condimento per la pasta. Chi aveva ucciso il maiale aggiungeva un po’ di lardo al sugo. A pranzo quindi per festeggiare sant’Antonio Abate si mangiava polenta e bigoli.
20 GENNAIO si festeggia SAN SEBASTIANO “San Sebastian co la viola in man” i giorni si allungano, il sole inizia a prendere coraggio e non è così insolito, nei versanti più assolati del nostro territorio, trovare qualche timido accenno di una stagione che si rinnova!

21 GENNAIO e si festeggia SAN’ANGNESE: Nonna Elena ripeteva sempre che “de sant’Agnese el fredo el va for par le siese”, a dimostrazione del fatto che a un mese dall’inizio dell’inverno, il peggio ormai sta passando: i giorni sono più lunghi e i raggi del sole meno timidi.  A riprova di ciò, anche una nonna a Telve di Sopra ci ricorda che “de sant’Agnese va le lusertole for par le siese”: le lucertole possono tentare di uscire nelle ore più calde, per godere del tepore del sole.

22 GENNAIO e si festeggia SAN VINCENZO “San Vincenzo dela gran fredura, San Lorenzo dela gran calura, ma l’uno e l’altro poco i dura” con questo proverbio si vuole indicare che sono i giorni più freddi dell’anno, ma che, come il caldo ad agosto (San Lorenzo che si festeggia il 10 agosto), sono destinati a durare ancora per poco!

Nella notte tra il 24/25 Gennaio si ricorda la conversione di San Paolo: è la notte in cui si possono ottenere le previsioni metereologiche per l’anno grazie alle cipolle.Ci sono dei procedimenti diversi per effettuarle, il metodo “telvato”, secondo quanto ci dicono Mario Vinante e Paolo Pecoraro viene realizzato con 6 cipolle di dimensioni simili, si tagliano a metà e si svuotano un pò sino a ottenere due coppette. I dodici pezzi vengono disposti su un’asse di legno e al centro di ogni coppetta viene messo un cucchiaino di sale grosso. L’asse viene posizionata ad est in direzione di Gerusalemme, dove è avvenuta la conversione di San Paolo. La mattina del 25 gennaio si osserva lo stato del sale nella coppetta (se è più o meno bagnato) e si deduce come sarà il mese. A Telve di Sopra invece le previsioni si fanno in questo modo: si prende una cipolla molto grossa, si taglia in 12 spicchi quanti sono i mesi dell’anno e sotto ogni spicchio si scrive su un bigliettino il nome del mese. Le cipolle vengono posizionate fuori da una finestra o fuori sul poggiolo orientato verso levante. Una volta esposte all’aria si deve aggiungere un pizzico di sale ad ogni spicchio. Al mattino del 25 gennaio si controlla se il sale si è sciolto o meno e si deduce come sarà il mese corrispondente

2 FEBBRAIO ed è il giorno della Candelora chiamata Zergiola in dialetto.

“Zergiola nevegarola dall’inverno semo fora” e invece “Zergiola serenela sette volte se la zopela”, ecco i proverbi più comuni relativi a questo giorno come ci raccontano Aldo Agostini di Telve e nonna Elena. I residenti della casa di riposo “Redenta Floriani” di Castel Ivano ci ricordano invece un proverbio, dal significato totalmente opposto, tanto per essere “democratici” che dice “se fa belo dela Zergiola, en 40 di’, sen fora, ma se piove o tira vento de l’inverno semo dentro”. Un proverbio curioso ci arriva anche dal Centro diurno San Valentino di Levico Terme che ci dice “De la Zergiola tutte le bele le core fora!”

3 FEBBRAIO ed è il giorno che si ricorda S. Biagio.

Non ci sono proverbi dedicati a questa giornata, ma San Biagio è il santo protettore dalle malattie della gola per aver miracolato un bambino che si stava soffocando.
Nelle nostre chiese il 3 febbraio si celebrano delle funzioni religiose per invocare la sua protezione.
Paolo Pecoraro Saltèro ci racconta che alla fine della messa della mattina di san Biagio (i bambini nei quattro comuni dell’Ecomuseo andavano a messa tutte le mattine, prima della scuola) c’era la benedizione della gola: il prete metteva due candele incrociate sotto la gola, che erano state benedette il giorno prima, alla Candelora.
Paolo Saltèro ci confessa: “me mpar ancor de sentir le candele ngiazzae sotto al barbazolo” !!!

14 FEBBRAIO ed è il giorno  che si ricorda San Valentino

San Valentino è il santo protettore degli innamorati, ma nei nostri comuni ci sono dei proverbi legati alla tradizione contadina: una nonna di Telve di sopra e anche Paolo Pecoraro Saltèro di Telve ci raccontano che “De San Valentin meda teda e medo vin” per indicare come a san Valentino le scorte di fieno per il bestiame e il vino in cantina sono stati consumati a metà. I residenti della casa di riposo di Castel Ivano ci ricordano invece che a “S.Valentino el sole sfiora il camino” per indicare come alla destra del fiume Brenta che nel periodo invernale non arriva il sole, da quel momento inizia ad esserci di nuovo, segnale che la primavera è alle porte. Sabrina a Telve di sopra ci riporta questo proverbio molto divertente che allude al mondo dell’amore: ”San Valentin con do teste sul cusin l’’era en Santo birichin” Era anche tradizione tra gli abitanti del territorio dell’Ecomuseo del Lagorai recarsi a piedi a Scurelle alla sagra di San Valentin a mangiare gli gnocchi! Una nonna di Telve ci racconta che la mattina si partiva a piedi da casa e prima di recarsi alla festa si raggiungeva la chiesetta dedicata al santo per una preghiera. Si ricorda ancora che alla sagra vi erano delle bancarelle dele balotole, dove si vendevano i ciottoli in vetro colorato e le palline di terracotta sempre colorate per dugar ale balotole, uno dei loro passatempi preferiti nel cortio.

 ..to be continued

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